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ARSETARI DLA CUSIN-A PIEMONTÈISA Italiano-Piemontese

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Un “tesoro” di ricette della cucina piemontese popolare che il grande poeta Camillo Brero ha tradotto nel dialetto della sua terra, per mantenerne viva la memoria, ed offrire al lettore la ricchezza di riscoprire un mondo che, attraverso sapori antichi, sa manifestare ancora la sua genuinità.

 

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Descrizione

ARSETARI DLA CUSIN-A PIEMONTÈISA Italiano-Piemontese di Camillo Brero esce dai canoni dei consueti elenchi di ricette, fatti di ingredienti, quantità e additivi più o meno segreti, per arricchirsi di valori nuovi. In questo libro le ricette diventano strumento coinvolgente per entrare in quel mondo che c’era e che vorremmo ritrovare, naturale e genuino. Un “tesoro” di ricette della cucina piemontese popolare che il grande poeta Camillo Brero ha tradotto nel dialetto della sua terra, per mantenerne viva la memoria, ed offrire al lettore la ricchezza di riscoprire un mondo che, attraverso sapori antichi, sa manifestare ancora la sua genuinità.

CAMILLO BRERO Nato a Druent il 4 marzo 1926, perse suo padre all’età di cinque anni. Incoraggiato da Nino Costa, cominciò la sua attività letteraria nel 1944, pubblicando la sua prima poesia sulla rivista Ël tòr. Nel 1946 conobbe Giuseppe Pacotto e i membri della Companìa dij Brandé, gruppo di poeti e scrittori scriventi in lingua piemontese. Alla morte di Pacotto, prendendo le redini del movimento letterario subalpino, scrisse la prima grammatica piemontese di concezione moderna (1967), due vocabolari (1976 e 1982), e portò la lingua nelle scuole, conferendole i corretti strumenti didattici. Oltre a essere stato il primo ad portare la letteratura piemontese nelle radio e televisioni, scrisse anche la Storia della Letteratura Piemontese in tre volumi, riportando alla luce gli scritti di poeti e scrittori quasi dimenticati. È stato tra i fondatori della Ca dë Studi Piemontèis. È morto il 10 gennaio 2018 nella sua casa a Pianezza. Rimasto orfano di padre a soli cinque anni, Brero crebbe in un contesto famigliare incentrato sulla figura materna, da lui adorata, e nel rispetto della cultura contadina, trasmessagli dai suoi nonni e dai suoi antenati: non a caso, in molte sue opere, si firmava come l’Anvod dij Bré. Incoraggiato e indirizzato alla poesia da Nino Costa, cominciò la sua attività letteraria nel 1944, pubblicando la sua prima lirica sulla rivista Ël tòr. Nel 1946, appena ventenne, incontra Luigi Olivero, Pinin Pacòt e gli altri membri della Companìa dij Brandé, gruppo di poeti e scrittori in lingua piemontese, impegnati in una scrittura di qualità e di spessore, per dare dignità internazionale alla lingua e alla poesia regionale. Alla morte di Pacotto, avvenuta a Castello d’Annone il 16 dicembre 1964, Brero lo sostituisce nel suo ruolo di guida del movimento letterario subalpino. Nel 1967, pubblica la sua prima edizione della Grammatica Piemontese | Gramàtica Piemontèisa, di concezione moderna, cui faranno seguito due edizioni del “Vocabolario Piemontese” (1976 e 1982). Camillo Brero s’impegnò fortemente nel diffondere l’insegnamento della lingua piemontese nelle scuole elementari e medie, mettendo a disposizione dei docenti e delle direzioni scolastiche corretti e adeguati strumenti d’insegnamento. Fu inoltre il primo a portare la letteratura piemontese nelle radio e nelle televisioni private (seguitissima era la trasmissione Na sèira con noi trasmessa dagli studi di Telesubalpina, molto apprezzata non solo dai piemontesi di nascita – per perfezionare il loro lessico, e per recuperare termini desueti – ma anche dai piemontesi di adozione, per imparare a conoscere meglio e ad amare la lingua della regione in cui erano immigrati).

Tra le sue opere più corpose e apprezzate, ricordiamo la Storia della Letteratura Piemontese, in tre volumi, con un’ampia antologia di poesie e racconti di poeti e scrittori celebri, e di tanti altri non da tutti conosciuti. Camillo Brero è stato uno dei fondatori della Ca dë Studi Piemontèis, nonché direttore della rivista mensile “Piemontèis Ancheuj”.

Camillo Brero, insieme ad altri “Brandé” della sua generazione, è stato sicuramente tra i primi a rivendicare il diritto della Lingua Piemontese (e di altre lingue locali, regionali, minoritarie) a vivere e ad essere praticata anche nell’era moderna, considerando – tra l’altro – il piemontese non come un mero dialetto, ma ribadendone la dignità di “lingua”.

 

Informazioni aggiuntive

Dimensioni 21 × 14 × 2 cm
Autore

MARIO REVIGLIO

Pagine

136

Formato

16,5×24

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